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UNASAM
 unione nazionale delle associazioni per la salute mentale

DOCUMENTI
Congresso UNASAM 2003 - Relazione introduttiva

 

La salute mentale come questione nazionale ed europea
"se si vuole si può e se si può si deve"

Nel congresso UNASAM tenutosi alla fine del novembre scorso a Roma, si sono confrontate alcune esperienze di "buone pratiche" realizzatesi in questi anni in diverse realtà locali italiane, protagoniste associazioni dei famigliari dei malati di mente in collaborazione con servizi pubblici che si rifanno alla psichiatria di comunità. L'incontro, a partire dalla relazione di Alain Topor, era centrato sul tema della "recovery", cioè del miglioramento, della ripresa, della guarigione e, non a caso, ha visto gli interventi serrati dei pazienti, dei "matti" che hanno parlato dei loro problemi e delle loro esperienze di vita.
A mio avviso, ciò ha costituito una grande positiva novità del congresso: in Italia della follia hanno sempre parlato, ascoltati, prima gli psichiatri fra di loro, poi gli amministratori, successivamente le famiglie, ma mai prima d'ora i "matti". Del resto, il movimento per la restituzione dei diritti di cittadinanza, il dispiegarsi del lavoro di "empowerment", laddove e quando questo si è realizzato, dovevano produrre tale risultato.
Esso significa la piena consapevolezza della posizione centrale di chi sta male nella costruzione dei possibili, condivisi percorsi di salute, insieme ai servizi ed alle comunità di riferimento. Con quella di pazienti, è emersa la presenza di madri, sorelle, figlie, cioè di donne consapevoli della propria competenza nell'assistenza, del proprio sapere verificato in gruppo e nel rapporto con gli operatori professionisti della salute mentale.
Si tratta certamente di punte avanzate, ma non isolate, capaci di indicare linee di tendenza e sviluppi nel lavoro di salute mentale di straordinario interesse. Rovesciando i termini della questione, dal congresso UNASAM è emersa l'enormità dello spreco di risorse e opportunità per la prevenzione, la ripresa, la guarigione e il benessere che si produce quando i servizi pubblici sono o troppo poveri o troppo arroccati nelle proprie culture specialistiche e professionali. Ciò significa che già oggi, con le risorse dispiegate, sarebbe possibile fare molto di più, solo che si rafforzassero le collaborazioni fra servizi e famiglie nel rispetto della dignità di chi sta male perché soffre di un disturbo mentale, specie quando questo è grave.
Sono state denunciate anche situazioni pesanti e di vera controriforma in molte regioni governate sia dal centro-destra che dal centro-sinistra, in particolare quella della regione Lazio che ha di recente finanziato in modo spropositato il circuito neo-manicomiale delle cliniche private a danno dei Dipartimenti di salute mentale.
Il federalismo, come si sta realizzando in Italia, obbliga anche le associazioni delle famiglie a mettere a punto modi adeguati della propria presenza e capacità operativa per riuscire a interloquire presso le 21 regioni e i 21 sistemi sanitari.
Quella della salute mentale resta però, comunque, questione nazionale e dovrà diventare questione europea. I percorsi attraverso cui queste esigenze riusciranno, speriamo positivamente, a snodarsi sono quindi nelle mani di associazioni come l'UNASAM, ma anche in quelle della politica, dal governo e dal Parlamento nazionale alle Regioni, alle aziende Sanitarie, ai Comuni.

Luigi Benevelli

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